Fondazione Gianfranco Ferré /

Lectures

Introduzione

In questa sezione del sito sono raccolti i titoli e gli argomenti di una serie di lezioni di Gianfranco Ferré, fatte in un arco di tempo che va dal 1996 fino al 2007 L’ultima è del 14 giugno 2007, pochi giorni prima della sua scomparsa.

Il luogo in cui avvengono queste conferenze è il mondo: si svolgono infatti da Londra a Tokyo, da Milano a Istanbul, passando per Shanghai, oppure Torino o Firenze. Il pubblico è sempre diverso: formato dagli studenti del Politecnico di Milano o della Central Saint Martin’s di Londra, oppure dal gotha della moda, come ad Istanbul per una delle Luxury Conference coordinate da Suzy Menkes per l’International Herald Tribune, o ancora sono i partecipanti del Forum Internazionale tessile organizzato dalla Fondazione Ratti a Villa d’Este a Cernobbio.

Le lezioni (una sola fa eccezione) sono accompagnate da molte immagini in diapositiva che possono essere lette anche come racconto autonomo. E registrano, nelle parole e nelle riflessioni del Maestro, non solo la sua poetica, il suo modo di lavorare e di rapportarsi alla moda, ma anche la sua storia, tassello fondamentale nel racconto di quel Made in Italy, di quel carattere italiano del fashion che si è imposto con prepotenza nel mondo, dalla fine degli anni Settanta.

I testi integrali e le diapositive sono visibili presso la Fondazione Gianfranco Ferré.

Sono inoltre contenuti nel libro “Gianfranco Ferré. Lezioni di Moda”.
Edizioni Marsilio Mode, in collaborazione con Fondazione Pitti Discovery di prossima pubblicazione.

Milano, 14 giugno 2007. Politecnico di Milano. Facoltà del Design. Corso di laurea in Design della moda

LE FORME DELL’EMOZIONE. DARE FORMA ALLE EMOZIONI

Vogliamo appoggiare saldamente piedi per terra, ma vogliamo raggiungere con la testa le nuvole. (Mies van der Rohe)

Una dichiarazione di intenti. Ragione o sentimento?

Il primo postulato

In principio c’è la forma perché ogni abito è, innanzitutto, progetto formale.

Il secondo postulato

La forma necessaria è quella del corpo umano, con la sua fisicità, con le sue esigenze reali di movimento, con le sue dinamiche di relazione con ciò che lo ricopre e con l’ambiente in cui si trova a essere.

Il terzo postulato

La forma ha una sostanza che è la materia.

Le dinamiche operative

Elaborare
Semplificare
Enfatizzare
Ridurre
Scomporre
Ricalibrare

In molti hanno definito i miei abiti «architetture tessili». La definizione mi piace. Rende bene l’idea di quello che per me è l’abito: il risultato di un incontro tra forma e materia, “guidato” dalla mano del creatore. Non userei altre definizioni. Semplicemente completerei questa: i miei abiti sono architetture tessili pensate per il corpo. Che il corpo rende vive.

Istanbul, 8 dicembre 2006. International Herald Tribune. Luxury Conference 2006

EXOTIC INSPIRATIONS

L’intelligenza globale della moda

La moda senza confini

La lezione dell’Oriente
Le mille anime dell’India
La Cina di Lanterne Rosse
Il Giappone, guerriero gentile
Altri orizzonti: La “mia” Africa
Mille e una notte
Nella giungla: dall’Africa all’Amazzonia
Mexjco hermoso
Pampa & Tango Glamour
On the sea: dalle Hawaii a Punta del Este

Milano, 17 novembre 2003. Centro Culturale Francese. Il lunedì degli amici milanesi

THE TAILOR OF THE TWO CITIES

«Gianfranco Ferré: The tailor of the two cities». Per dovere di imparzialità, inizio questa riflessione sulla mia avventura francese, lunga più di sette anni, con una definizione in inglese che mi è stata attribuita da una rivista americana negli anni del mio pendolarismo creativo – ma anche fisico e geografico – tra Milano e Parigi…

..la mia avventura “chez Dior” si è rivelata una straordinaria opportunità di crescita e di realizzazione. Non ho mai provato la minima sensazione di sdoppiamento tra l’essere Ferré e l’essere Dior…

…dopo dieci anni di prêt-à-porter, il mio approccio alla assoluta “francesità” dello stile Dior non poteva che essere pragmatico, progettuale, fortemente logico. In una parola: molto milanese. E molto Ferré…

…ho trasferito nella couture il valore e l’importanza del progetto: il progetto dell’abito come risultato di un intervento ragionato sulle forme…

Shanghai, 26 aprile 2001. Fashion Institute. Dong Hua University

CREATIVITÀ E METODO DI LAVORO

Virtù e qualche volta vizio. La creatività è una delle componenti fondamentali della cultura e del carattere italiani. Si tratta di una specie di estro e al tempo stesso di applicazione e di precisione, uno scatto d’ingegno e un lavoro collettivo, come nelle botteghe dei maestri rinascimentali che ci hanno lasciato dipinti e statue, affreschi e chiese…

«L’inspiration c’est travailler», diceva il poeta Charles Baudelaire, ben consapevole che lo slancio nasce dal lavoro di tutti i giorni, dalla tenacia costante, da una conoscenza così profonda della tecnica da non restarne prigionieri…

…la mia esperienza e il mio procedere quotidiano, innanzitutto attraverso il disegno.

…in una seconda fase prevale l’educazione alla geometria e la conoscenza delle metodiche orientali, come l’origami, e le forme di assemblaggio che ne derivano…

Contano, poi, le “affinità elettive” con il design; da architetto sostengo che la moda sia design – essendo questo l’atto di trasformazione che dall’idea porta all’oggetto – e che la relazione tra architettura e moda sia molto stretta..

Se mi interrogo sulle origini della mia creatività, scopro che quella che metto in atto ogni giorno è una modalità di operare che può vantare radici antiche: un atteggiamento “umanistico” che trova la sua forza espressiva nel culto per la qualità e per il bello, nel senso della tradizione, nell’amore per le armonie e per gli equilibri. La mia creatività si realizza nel confronto quotidiano con le forme, i colori, i materiali: è un esercizio di rigore e di determinazione, è il desiderio continuo di innovare e di sperimentare…

Cernobbio, 11 settembre 1999. Villa d’Este. Fondazione Antonio Ratti. Forum internazionale tessile. Il mercato tessile tra complessità e turbolenza: le sfide del nuovo Millennio

STILISMO E CREATIVITÀ DAVANTI ALLE SFIDE DEL NUOVO MILLENNIO

Premessa: la consapevolezza…

Non posso che condividere l’esistenza di una turbolenza nell’attuale mercato tessile. Turbolenza ovvero contraddittorietà, l’assommarsi di tendenze e di fenomeni tra loro differenti e contrastanti, “movimenti” non sempre di immediata comprensione e individuazione…

La globalizzazione dell’economia ovvero dei consumi e del gusto passa anche attraverso la globalizzazione dell’informazione che raggiunge tutti indistintamente ed è ogni giorno infinitamente più veloce, più incisiva, più powerful…

Di riflesso, è cresciuta agli occhi del pubblico la riconoscibilità della moda e della griffe. È cresciuta la loro desiderabilità, ma secondo un’ottica diversa rispetto al passato, per lo meno nei mercati “maturi”. Non si ragiona più in termini di status symbol, ma di style symbol…

Le risposte in progress della creatività:

Obiettivi e orizzonti
Coerenza di lessico e progettazione complessa
Articolazione dello stile
Innovazione e produzione

Londra, 26 novembre 1998. Central Saint Martin’s College of Art & Design

PROGETTARE LA MATERIA

Io credo che in generale, ovvero indipendentemente dall’ambito professionale in cui si è attivi, abbia un significato preciso trasmettere le proprie conoscenze a chi è più giovane e si propone di intraprendere lo stesso percorso…

Ma, ancora di più, trasmettere conoscenze rappresenta un investimento. Una garanzia di continuità per il proprio lavoro. La garanzia che le proprie “conquiste” possano essere sviluppate, ampliate, diffuse. Perché entrino a far parte di un patrimonio comune di creatività e di cultura…

…ho ritenuto giusto e utile proporre ai giovani una lettura della mia esperienza concentrando la mia analisi sul ruolo e l’importanza della materia nell’ambito dell’impegno creativo applicato alla moda.

LA NUOVA FRONTIERA DELLA CREATIVITA’

LA MATERIA PURA

LA MATERIA REINTERPRETATA

LA MATERIA INVENTATA

LA MATERIA AD EFFETTO: ALCHIMIE ED ILLUSIONI

LA MATERIA AD EFFETTO: BAGLIORI E RIFLESSI

LA MATERIA, LE FORME, IL CORPO

I volumi che avvolgono il corpo

Il corpo svelato

Il corpo scolpito

Milano, 14 luglio 1997. Domus Academy. Fashion Design Summer Session Fashion and Jewelry

IL GIOIELLO TRA ORIENTE E OCCIDENTE, UN PERCORSO TRA PROGETTO E FANTASIA

Il gioiello: il primo amore

La mia avventura nel mondo della moda ha preso avvio per caso – quasi trent’anni fa, prima ancora che terminassi gli studi di architettura –, più per il piacere di manipolare materiali e giungere a “produrre” qualcosa di originale e rispondente al mio gusto, che non per la convinzione di calarmi nel ruolo di creatore di moda. E forse non è un caso che questa avventura abbia avuto inizio proprio dai bijoux.

Il gioiello e la moda: un progetto di coerenza
Il gioiello e la materia: invenzione e interpretazione
Il gioiello e la forma: il corpo esaltato
Il gioiello tra Oriente e Occidente: suggestioni e ispirazioni
Il gioiello e l’abito: da accessorio a complemento

Tokio, 12 giugno 1997. United Nations University

MODA AL MASCHILE

La moda maschile è per me, soprattutto, una questione di metodo. L’approccio è progettuale: in questa direzione la mia formazione di architetto mi fornisce l’attitudine mentale e gli strumenti, sia culturali che di indagine, attinenti perfettamente al microcosmo della moda…

L’idea portante nel mio approfondimento sulla moda maschile risiede nella ricerca costante di proposte flessibili, ma sempre di estremo comfort, che rimandano a una lontana, ma presente, matrice di educazione tradizionale, come tradizionale è il modo di pormi nei confronti dell’abito maschile, sempre studiato e costruito con una disinvoltura che, perfezionando il concetto di scioltezza e di destrutturazione, è diventato ormai il mio “lessico familiare”…

Pur amando le sperimentazioni e la ricerca nel campo dell’abbigliamento sportivo, da vacanza o da evasione, credo nel valore simbolico e di rappresentanza contenuto nell’abbigliamento formale, nel classico che abbia una precisa identità, perché il vestire da città ha regole codificate, benpensanti…

Penso che il futuro sarà un’espressione del nostro spirito più che del nostro potere e del nostro denaro, anche se oggi una “uniforme” non rappresenta tanto lo status di una persona, quanto il suo paradigma mentale…

Evoluzione nella continuità è una definizione che mi piace nella mia storia del “fare cose per uomini”. Continuità soprattutto nel metodo di lavoro, nella rilettura costante della tradizione, nell’evoluzione dello stile perché ogni collezione è connotata al momento storico, all’ambiente sociale in cui si colloca, alle necessità, alle abitudini, insomma al modo di usare il vestito…

Milano, 14 marzo 1997. Politecnico. Dipartimento di Progettazione dell’architettura


COMPOSIZIONE E MODA

La composizione nella pratica d’arte

Non ho fatto l’architetto, ma posso affermare con sicurezza che, in questi venticinque anni, ogni mia creazione ha almeno un briciolo – e spesso molto di più – di quanto ho imparato al Politecnico di Milano. In termini di logica, metodo, attitudine progettuale, ma anche in termini di volontà di analisi, di gusto per la sperimentazione, di rigore di intenti.

Certamente, obietterà qualcuno, la moda non è soltanto questo, ma è anche fantasia, intuizione, immaginazione allo stato puro. Anche per me la moda ha due anime, è sentimento e ragione: è quello che vorrei raccontare in questa sede, procedendo per punti ben precisi, fedele ai criteri dell’analisi che proprio qui ho appreso.

La composizione nella moda. Le regole

L’abito come progetto, costruzione e intervento sulle forme

L’abito come espressione di cultura. La moda come conoscenza della realtà, del presente, del passato

L’abito e il progetto come espressione di sé. Il proprio lessico e il proprio panorama ideale come base della creatività

La composizione nella moda. Gli strumenti

Il disegno, il progetto come primo momento

La materia. I trattamenti e le lavorazioni. La tecnologia e la ricerca

Il colore, elemento “intrinseco” al progetto

La composizione della moda. Gli scopi

L’abito come prodotto e come oggetto d’uso. Il senso della realtà

L’abito come ricerca di effetto, come veicolo di sensazioni e mezzo di espressione

La composizione nella moda. Il presente, il futuro

I nuovi valori: libertà, comfort, naturalezza

Il primo valore: il corpo

L’abito come singolo “pezzo” all’interno della collezione

Il principio della sovrapposizione e della stratificazione

La caduta delle barriere tra giorno e sera

Il decoro come scelta personale

Lo stile articolato su livelli diversi e complementari: la prima linea, le “seconde linee”, le linee giovani, le linee sport

New York, 6 settembre 1996. Fashion Institute of Technology

CRÉATEUR/COUTURIER

Credo che il contributo più significativo e utile che possa offrire a un pubblico di giovani che in futuro si occuperanno di moda debba partire dalla considerazione di come la creatività, l’ispirazione e la fantasia trovino la loro espressione in questo campo attraverso una molteplicità straordinaria di canali e di strumenti.

Tutti sappiamo come la moda, specchio e interpretazione della realtà, sia di fatto un fenomeno dalle mille sfaccettature, costantemente in progress e oggi più fluido che mai. È un fenomeno che nasce dalle singole sensibilità individuali, da una lettura sempre personale e soggettiva della vita e del suo evolversi. Un fenomeno che però appare organizzato secondo grandi tendenze comuni, attuato a livelli differenti, con riscontri di pubblico e scelte di contenuti diversi…

L’impostazione sartoriale della lavorazione, la realizzazione dell’abito fondata sostanzialmente su interventi manuali, la cura assoluta per il dettaglio sono gli strumenti formidabili che solo il couturier ha a disposizione e che moltiplicano le chance della sua creatività…

Gli orizzonti entro i quali si muove la fantasia del créateur di prêt-à-porter sono invece quelli della produzione industriale e quindi della riproducibilità seriale del capo…

Concludo con una osservazione molto semplice, nella duplice veste di créateur e couturier. Nel percorso di tutti questi anni, nel mio operare quotidiano non ho mai creduto in una separazione assoluta tra le due sfere d’azione creativa, in una loro contrapposizione o incompatibilità. Certo sia l’alta moda che il prêt-à-porter hanno le loro peculiarità – l’atelier ha i suoi riti, il design industriale le sue necessità produttive –, ma posso affermare in tutta tranquillità che non avrei raggiunto determinati risultati, non avrei potuto agire con coerenza e linearità stilistica, se non mi fossi sempre sforzato di integrare tra loro le esperienze conseguite nei due settori, se non avessi saputo trasporre con elasticità i metodi, le procedure, gli accorgimenti da un campo all’altro.

Partendo dal prêt-à-porter, mi è stato quasi naturale impostare un metodo progettuale anche nell’alta moda – concepire le collezioni come un insieme di capi unici – legato però da un filo conduttore, da una logica comune di stile.

In senso opposto, ho cercato di applicare i “tesori” dell’alta moda, la cura appassionata per il dettaglio e per il decoro, anche nella moda pronta, adeguandoli naturalmente alle regole della produzione industriale…

Torino, 22 aprile 1996. Secondo forum internazionale sullo stile dell’auto: Architettura e tipologia dell’auto del 2000


IL DESIGN NELLA MODA

Quali sono dunque le caratteristiche distintive del design industriale nella moda? In primo luogo si può parlare di progettazione continua…

Si potrebbe pensare che la moda sia in effetti impegnata in modificazioni assolutamente superficiali, frivole e di nessuna consistenza: qualcosa di opposto rispetto al principio-base del design industriale che invece punta a ideare oggetti definitivi. Non è così: la progettazione continua nella moda richiama in qualche misura la ricerca artistica, ad esempio quella del pittore che compie il suo percorso opera dopo opera, con risultati di volta in volta inediti, ma con la coerenza di uno stile proprio e individuale…

Una seconda caratteristica del design applicato alla moda si chiarisce pensando che il fine della progettazione non è l’oggetto – l’abito – in quanto tale, ma, attraverso l’abito, si mira a intervenire sul comportamento e sul gusto dei singoli individui. In un mondo saturo di oggetti, il fashion designer deve progettare, o tendere a progettare, i desideri di uomini e donne…

L’attività del fashion designer che propone stili di carattere estetico, e quindi anche stili comportamentali, presuppone una progettazione complessa che non si può limitare al prodotto, ma che deve invece coinvolgere tutte le fasi e gli strumenti della comunicazione e della relazione con gli utenti finali…

Parallelamente, la ricerca di pulizia, l’allontanamento consapevole dal decoro, apre la strada a un ulteriore ambito di evoluzione: l’approccio innovativo alla materia.

Focalizzata per tradizione e per costituzione sulle attività di trasformazione, la nostra industria – quella tessile in special modo – fa valere la sua consuetudine alla sperimentazione, la sua agilità nel recepire e fare propri gli stimoli innovativi, soprattutto nel campo delle lavorazioni e del trattamento della materia. I nuovi materiali, le nuove mischie, mostrano prestazioni di elasticità e di comfort e presentano un aspetto e una mano mai immaginati prima…

Le chances inedite che la materia offre alla moda dei nostri giorni determinano anche nuove soluzioni di forma. La ricerca tecnica diventa quindi anche “formale”, perché materiali di oggi permettono di disegnare abiti dalle nuove forme, con nuove aderenze, mai raggiunte prima se non a scapito del comfort. E proprio il comfort diventa l’orizzonte reale e concreto, l’obiettivo verso il quale proiettare l’impegno progettuale del fashion designer…

Introduzione


In questa sezione del sito sono raccolti i titoli e gli argomenti di una serie di lezioni di Gianfranco Ferré, fatte in un arco di tempo che va dal 1996 fino al 2007 L’ultima è del 14 giugno 2007, pochi giorni prima della sua scomparsa.

Il luogo in cui avvengono queste conferenze è il mondo: si svolgono infatti da Londra a Tokyo, da Milano a Istanbul, passando per Shanghai, oppure Torino o Firenze. Il pubblico è sempre diverso: formato dagli studenti del Politecnico di Milano o della Central Saint Martin’s di Londra, oppure dal gotha della moda, come ad Istanbul per una delle Luxury Conference coordinate da Suzy Menkes per l’International Herald Tribune, o ancora sono i partecipanti del Forum Internazionale tessile organizzato dalla Fondazione Ratti a Villa d’Este a Cernobbio.

Le lezioni (una sola fa eccezione) sono accompagnate da molte immagini in diapositiva che possono essere lette anche come racconto autonomo. E registrano, nelle parole e nelle riflessioni del Maestro, non solo la sua poetica, il suo modo di lavorare e di rapportarsi alla moda, ma anche la sua storia, tassello fondamentale nel racconto di quel Made in Italy, di quel carattere italiano del fashion che si è imposto con prepotenza nel mondo, dalla fine degli anni Settanta.

I testi integrali e le diapositive sono visibili presso la Fondazione Gianfranco Ferré.

Sono inoltre contenuti nel libro “Gianfranco Ferré. Lezioni di Moda”.
Edizioni Marsilio Mode, in collaborazione con Fondazione Pitti Discovery di prossima pubblicazione.